La canzone italiana come un romanzo

Aggiornato il: 28 mag 2019

«Gli italiani coltivano le canzoni come pianticelle nei loro giardini sentimentali», scrive Gino Castaldo. Vero, anche se poi spesso non conosciamo abbastanza questo patrimonio culturale. Ad esempio, quanti anni ha la canzone italiana? Il noto giornalista musicale sostiene 60, compiuti lo scorso anno. Tutto ebbe inizio il 1° febbraio 1958 quando Modugno spalancò le braccia al pubblico di Sanremo per portarlo Nel blu dipinto di blu. Da allora altre canzoni sono andate a poco a poco a comporre con i loro semplici accordi un vero romanzo sentimentale d’Italia.

Per lo meno la canzone italiana è sicuramente uno strumento attraverso il quale poter raccontare «l’educazione sentimentale del Novecento». È quello che ha intuito Castaldo ne Il romanzo della canzone italiana: evitando accademismi e nostalgie, anzi in maniera piacevolmente confidenziale, sciorina gioie e contraddizioni della nostra storia musicale tra aneddoti, retroscena e pettegolezzi. Dai primi cantautori genovesi alla rivolta dei gruppi beat, dalla rivoluzione di De André e Battisti alla rinascita degli anni Settanta e Ottanta. 53 capitoli legati ad un genere, un’area geografica, un autore-interprete o una moda e cinque capitali della musica italiana. Fino ad un epilogo basato sulla tesi del riciclo di vecchi elementi per nuove combinazioni musicali, tipico della contemporaneità.

Mai come in questa società liquida, nella quale anche i fenomeni musicali sono sempre più decontestualizzati, è più che mai necessaria una storicizzazione. Partendo dal presupposto che quelle canzoni che ci emozionano oggi hanno origini ben precise. E questa lettura lineare, fruibile per capitoli-racconti indipendenti o come la lunga trama di un romanzo, è capace di illuminare ogni musicofilo, sia coetaneo dell’autore o adolescente. Un testo utile, già fondamentale per chiunque voglia colmare lacune attraverso un’analisi impegnata. Considerando che alla fine di ogni capitolo vengono citate le canzoni più importanti proprio per stimolare un futuro e più attento ascolto di ciò che si legge.



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